09
Mag

Sfregi e delitti di una mente fragile ~ Parte II: Quando la sorte ti è contraria e hai mancato la via del successo smettila di far castelli in aria e vai a piangere sul…

Si dice che la maggior parte dei tratti somatici e caratteriali provengano dal famoso dna dei vostri cari parenti.
Le teorie su questa idea sono indubbiamente certificate e garantite, dati costatati da esami approfonditi.
Ma da un po’ di tempo a questa parte gli scienziati stanno rintracciando nuove e interessanti verità sui nostri patrimoni genetici.
Non più soltanto somiglianze fisiche, caratteriali e nelle acquisizioni di capacità…
C’è un nuovo gene che passa di generazione in generazione, nei secoli dei secoli, da un ovulo all’altro…un gene che di nome fa…

“SFIGA”

Immaginatevelo: piccolo, dalla testa a sfera, curvata in avanti in una sorta di nodo alla marinara, indifeso, di un tristissimo color begiolino a tratti grigio topo sbiadito, grandi occhioni acquosi e una simpatica fessura che, il qui presente, oserebbe chiamare BOCCA.
Questo insignificante essere è nato per puro sbaglio sin dall’alba dei tempi.
Bensì da Adamo ed Eva.
Diciamocelo veramente, se quei due non avessero avuto i geni della sfiga, a quest’ora non sarebbero stati scoperti a mandrilloneggiare dal nostro caro, amico, onnipotente, per poi essere buttati fuori dal giardino dell’Eden, non vi pare?
Da lì ogni cosa nacque, crebbe e si riprodusse ad una velocità IMPRESSIONANTE!!
Nell’epoca moderna la sfiga si trova in tanti piccoli particolari che trasformano la giornata in una serie di cadute nei tombini.
Nell’epoca preisterica oso solo immaginare l’ultimo pensiero di quello sfigato di dinosauro, primo a morire, a cui è caduto il meteorite addosso.
“Mmmh…forse stamattina mi dovevo mettere la protezione 50.”
Probabilmente sarà stato questo il suo ultimo pensiero, prima che un enorme palla infuocata distruggesse il suo intero corpicino che, in confronto alla sfera, era la caccola di una formica.
La sfiga si presenta ogni tanto quando gli gira di romperti i maroni.
Ma nei casi che andiamo a vedere si tratta di PURA SFIGA GENETICA CHE NON SI ESAURISCE MAI!
In questi casi quando credi di aver toccato il fondo, non credere che non si possa andare ancora più in basso.
Tranquillo, ci sarà qualcuno che scaverà per conto tuo(così non ti sporcherai le unghiette).
Tutta questa simpatica introduzione serve per darvi il benvenuto al famosissimo, acclamatissimo, amatissimo, adoratissimo gene della sfiga made Senzacqua’s family.
Ebbene sì, miei cari lettori incompresi dalla mente contorta.
Io appartengo alla famosa categoria della SFIGA GENETICA!!!
Basti pensare ai miei cari nonni.
Es .
Il padre di mio padre, che di nome faceva Pompeo, era il più famoso giornalista sportivo calcistico della Roma( forse ecco da dove proviene la mia vena da scrittrice).
Conosceva tutti i suoi componenti e tutti i pezzi grossi del calcio.
Diciamo che era un grande, uno di quegli uomini che quando passa per strada sembra che il tempo vada a rallenty e di sottofondo c’è la propria colonna sonora stile western o rocky.
Ma dietro l’immagine di un grande uomo si nasconde il gene maledetto.
La sfiga esemplare è stata quella del 1983. Si stava per svolgere l’ultima fatidica partita della Roma, che avrebbe deciso la vittoria dello scudetto o la sconfitta demoralizzante.
Mio nonno, preparato per il gran giorno, uscì di casa in pieno orario, montando sulla sua 500 modello seconda rivoluzione industriale.
Primo segno nocivo della giornata fu che la macchina non partì(l’unica volta dopo sette anni di onorata carriera).
Così, incazzato e felice allo stesso tempo, decise di farsela a piedi verso l’Olimpico.
Ad ogni passo sentiva nell’aria qualcosa di frizzantino. Avrebbe scritto l’articolo più bello della sua vita, se la Roma avesse vinto.
Senza che meno se ne accorgesse si ritrovò davanti l’Olimpico, stracolmo di tifosi.
Passò attraverso la folla, calciando e dando gomitate solo come un degno ex giocatore di rugby sa fare.
Arrivato davanti la biglietteria/entrata, mostrò il cartellino che gli dava il permesso di andare tra le tribune dei giornalisti. E mentre il controllore andava ad esaminare la lista di quest’ultimi, nella quale ci doveva essere anche mio nonno, Pompeo ebbe un attacco di cuore e morì pochi istanti dopo.
Lì…a pochi minuti prima dell’inizio della partita, all’entrata, sovrastato da tifosi impazziti.
Mo ditemi se questa non è a causa del gene della sfiga? Mio nonno non aveva mai sofferto di dolori al cuore…
Per poi non parlare di mio padre:
Es n° 2
Quando mio padre, L’Orso o Massimo, era in pieno periodo adolescenziale, dove un ragazzo degli anni passati avrebbe trascorso l’intera giornata ad ascoltare beatles o a sputar sangue per comprare l’ultimo disco di vinile di Janis Joplin, mio padre doveva dimostrare la sua virilità a mio nonno.
Bisogna sottolineare che mio padre è un marshmellow, e a quei tempi se ne andava in giro con dei pantaloni pinocchietto verde pisello e un golfino lavorato a maglia dalla madre(e mia nonna è pure strabica) di un color giallo canarino con dei disegnini obliqui di renne e alci, che più che cervi sembravano dei riferimenti caproni satanisti, ma, soprattutto, la capigliatura alla Beatles (e poteva mancare?).
Quando mio padre mi raccontò questo aneddoto della sua vita, pensai che come prova di virilità mio nonno gli avesse regalato un giornaletto di Playboy oppure, questo nello stile di mio nonno, una gara a chi si mette più velocemente il preservativo senza romperlo.
Non fu niente di tutto ciò.
Bensì…UNA CACCIA AL FAGIANO!!
Esattamente…muniti di pistole e vecchi fucili colombiani, mio nonno voleva virilizzare mio padre uccidendo un povero tacchino venuto male.
Così, il giorno prestabilito, mio nonno e mia nonna seguirono mio padre nel mezzo della campagna ad uccidere FAGIANI!!!
E insieme a loro li seguì il loro fedelissimo, che mio padre odiava con tutto il cuore, cane Misù.
Misù era il bassotto amato da mia nonna. Aveva una lunghezza media di almeno 45 centimetri e il peso di, all’incirca, due chili.
Era così magro che chiunque lo avrebbe scambiato per un matterello per fare le torte.
Di solito quando lo portavano in campagna, lo facevano saltare nell’erba alta, facendo in modo che quando apparisse al disopra delle alte radure sembrasse che la sua bocca pronunciasse: “CHAPPY!” (come la marca di alimenti per i quali andava pazzo).
Mia nonna adorava Misù (anche perché usava il suo corpo longilineo quando i tubi dello scarico si ostruivano, cosa molto utile visto che mia nonna era capace di otturarli ogni venticinque secondi visto lo schifo che ci buttava), lo vestiva peggio di come lo fa tutt’ora Paris Hilton e lo portava nei saloni di bellezza per cani.
Manco fosse il cane più bello del mondo, Misù era pure scemo.
Non sapeva rispondere ad alcun comando e, per di più, faceva i suoi bisognini nei posti più impensabili.
Finora il posto più strano è stato dentro il forno, che la sera prima mia nonna aveva lasciato aperto, dove il giorno dopo tutti si stupirono dello strano retrogusto all’interno dello sfornato di zucchine.
Diciamo semplicemente che era proprio rincoglionito.
Tornando però alla giornata fagiano, mio padre e gli altri andarono nel mezzo del fosso, dove l’erba è molto alta, a uccidere queste benedette “galline”.
“Eccoli…si nascondono tutti lì!”
Disse mio nonno, mostrando a mio padre l’intera radura(immaginatevi un po’ la scena de “il re leone”. GUARDA! Guarda quale meraviglia si va a mostrare ai nostri occhi. Le colline rigogliose, le piante in fiore…Tutto quello che vedi illuminato dal sole…APPARTIENE A QUALCUN ALTRO!! Strano…pensavo mi avresti detto tutt’altra cosa.).
“Prendi e spara appena uno di essi si alza dalla radura”
Fece Pompeo dando in mano a mio padre il fucile da cacciatore modello.
Mio padre perse ogni colore sul viso.
“D…d…devo ucciderlo?”
“Esattamente, massimo. Devi ucciderlo appena uno esce dalla raduna.”
Massimo era indeciso, spaventato. Avrebbe dovuto fare una cosa al di là della propria volontà, e non voleva.
Tremava tutto, mentre puntava il fucile verso la radura.
Dentro di sé ripeteva frasi del genere “Perché devo farlo? Perché? Cazz’iddio…porco mondo…non so nemmeno com’è fatto un fagiano…”
E quando meno se lo aspettasse dalla radura un bozzolo marroncino si mostrò.
“ECCOLO!”
Gridò nervoso mio padre, premendo il grilletto, centrando in pieno il fagiano.
Dopo essersi ripreso dal rinculo mio padre e mio nonno balzarono all’interno della radura.
“Dovrebbe essere caduto da queste parti.”
Borbottava mio nonno, cercando con lo sguardo il tacchino.
“ECCOLO PAPA’!!! ECCOLO!!!”
Gridò entusiasta mio padre.
“E..e…eccolo…pa…”
Diciamo soltanto che tutto il suo entusiasmo morì nell’istante in cui capì di aver ucciso l’animale sbagliato.
Lì per terra non c’era un povero tacchino caduto e sanguinante.
Quello che aveva colpito era Misù, in pieno momento CHAPPY!
Nel vedere il corpicino oblungo e scheletrico del cagnolino a terra, con il muso contorto in un espressione tra lo psicopatico e il contento, mio padre vide la sua vita passargli davanti gli occhi.
Aveva sì e no trenta secondi di tempo da vivere, prima che mio nonno si accorgesse dell’omicidio, prendesse la canna del fucile, la ficasse su per il sedere di mio padre e sparasse a raffica tutti i colpi, facendogli uscire i proiettili dalle narici.
“Sono morto…”
Pensò, mentre mio nonno si accostò a lui.
“…più che morto…”.
Un urlo. E infine…una raffica di fucilate.

Sfiga, sfiga, sfiga e, ancora una volta, SFIGA!!!!
Ce n’è un po’ per tutti i gusti, si passa dal mandorlato alla menta o dal cocco al pistacchio.
Un Arcobaleno di sfighe, di cui ogni colore appartiene ad una specifica persona.
La mia ha un colore terribile: verde pisello.
La vedo lì davanti i miei occhi, tutta presa a lucidarsi la sua testolina ad ellisse annodato.
Non vede l’ora di saltarmi nuovamente addosso. Attende il momento giusto, magari il miracolo divino, e poi rovina tutto.
Vi spiego un po’ una mia giornata “sfiga” tipica.
Mi sveglio la mattina un po’ rintontita, a causa della vicina di sotto con la sua ORRIDA “Blue millennium edition”.
Svegliarsi con la voce di quattro checche che intonano: “If You come back in my life, I’ll be there till the end of time” non è proprio il massimo, ve lo assicuro.
Ma sono felice lo stesso perché sarei andata per un bel po’ di giorni in campagna a farmi degli STUPENDI bagni nella mia piscina super figa!!!
Camminando a mo di zombie, borbottando inconsciamente “I’m in troublin you and me bubblin..”, m’incammino verso il bagno e mi riaddormento sulla tazza del cesso.

DIECI MINUTI DOPO…

Mi risveglio scattante, in forma, determinata e vogliosa. Mi preparo in dieci minuti:
acqua gelata per tonificare il volto…FATTO, lavaggio intensivo all’ascella depilata con seduta deodorante…FATTO!, pulizia AFFONDO di parti intime…FATTO!, snodamento doloroso dei capelli con serie infinita di spazzole e pettini di varie forme…FATTO!, tragica e lunghissima seduta di “allacciamento reggiseno”…FATTO!, mutanda nuova e profumata con decolorazione a chiazze…FATTO!, pantaloni bracaloni…FATTO!, prima maglietta,con la scritta oscena JUNGLE, che hai visto tra il cumulo…FATTO! e in ultimo…pennellata di Kajal sotto gli occhi, insieme a burro di cacao alla ciliegia…FATTO!!!
TARATATA’ TARATATTARA’!! (musichetta vittoriosa stile Final fantasy X)
Perfetto!
Esco dal bagno che mio padre è già pronto e dalla sua bocca gli esce il tipico:
“Ti aspetto da un secolo”.
Mi muovo, scatto verso il mio zaino e lo riempio di cose inutili (come la cintura anni ’70 alla rambo e la frusta all’indiana jones) e usciamo di casa in tutta fretta infilandoci nel catorcio di renault 19, che è la macchina di mio padre.
Appena mi siedo sul sedile s’innalza una nube di acari e polvere accompagnata dall’olezzo flautolento di brioches e crackers andati a male(simile all’odore dei piedi di mia madre).
Ma sono ancora felice…la giornata non poteva essere rovinata, non quella volta che ero riuscita a svegliarmi presto.
Sull’autostrada non c’è anima viva e scattiamo fino al passaggio. Mio padre prepara la moneta da 1 €, mentre io chiamo la Francese (la ex fidanzata di papà, mia seconda madre, amica, che di nome fa Cloudine), che ci stava aspettando nella casa in campagna.
“Sì. Va tutto bene. Tra una ventina di minuti saremo lì da te.”
Chiudo la chiamata, diamo l’euro, ripartiamo quando…la macchina comincia a fumare ( e quella volta non era come quando l’avevamo beccata con una panda a farsi di narghilè).
Un tondino microscopico comincia a lampeggiare.
Io e mio padre cadiamo nel panico, notando che la macchina era all’ultima tacca del surriscaldamento e da un momento all’altro sarebbe esplosa.
Ma, nel mezzo dell’autostrada, dove fermarsi?
Troviamo un posteggio e ci fermiamo in tempo.
C’infiliamo le giacchette fosforescenti, che su di me stanno una meraviglia, e apriamo il cofano.
L’acqua era finita, la ventola dell’aria non funzionava e sul motore ci potevi cuocere le patate.
Così, il viaggio da venti minuti, si trasformò in un agonia da due ore e mezza.
MA, c’è sempre un MA, finalmente arrivati in campagna, sporchi sudati e stanchi, sia io che mio padre puntammo la piscina.
Andai in bagno col mio bikini nero, per cambiarmi. Giusto il momento di liberarsi dei liquidi in eccesso quando notai un minuscolo particolare sulle mie mutande:
COMPLETAMENTE, INTERAMENTE, STRABORDANTI DI ROSSO SANGUE!!!
NUOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!
LE MESTRUAZIONI NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!
Abbandono il pensiero di fare il bagno, mettendo sul nuovo paio di mutande uno di quegli assorbenti stile PANNOLONE PER LA DIARREA.
Passo i primi tre giorni da minimo 39 gradi nell’ombra di casa, senza poter toccare la piscina.
Lei era lì: splendida, eterea, pulita, cristallina, trasparente, fresca, con qualche ape morta dentro…ma sempre MERAVIGLIOSA!
Mentre io, nel mio mare di sudore sia per il caldo che per il dolore alle ovaie, sbavo impaziente pregando che le mie cascate finiscano al più presto.
Il giorno miracoloso in cui terminarono non mi sento tanto bene…e pochi minuti più tardi mi accorgo di avere 38 e mezzo di febbre.
VAFFANCIOLLA!
Il tutto seguito da una raffica di punture di pappataci sul collo, tra le dita dei piedi, sopra l’occhio sinistro (facendomi sembrare Quasimodo del gobo di notre dame) e, nel posto ancora più brutto, nel mezzo del cammin delle mie chiappe(che come ci è andata a finire lo devo ancora scoprire).
Ero tutto un prurito, mentre mio padre mi faceva stare di fuori al sole, imbacuccata e ripiena come un babà di maglioni di lana e sciarpe, perché, secondo lui, stare calda e sudare mi avrebbe fatto andare via la febbre in un istante.
Sì…ma morire squagliata sotto il sole a 40 gradi, con lo stesso rivestimento di un orso polare, non era certo il modo di sfebbrarmi.
Finisce la febbre dopo un po’ di giorni, YUPPIE!.
E’ pomeriggio…l’ora giusta, la temperatura giusta, il sole giusto, l’acqua giusta.
Stavolta nessuno mi avrebbe fermato.
Esco di fuori con le ciocie, in bikini, e l’asciugamano rosso fuego quando comincia a diluviare e a soffiare un forte vento.
E così per gli ultimi giorni…fino al mio ritorno a roma.
Delusa, amareggiata, e soprattutto SFIGATA!!!

Miei cari, in conclusione, posso ben dire che la mia sarà una sfiga eterna. Però sarà una sfiga su cui spero vi facciate quattro risate, che queste fanno sempre bene al cuore, dopotutto.

07
Mag

Esercizio di Stile ~ Armo, l’immortale

Dopo esser stato esiliato errai senza meta, vedendo il paesaggio senza guardarlo. La realtà più non era e l’oblio fu l’unica cosa in cui credei per molto tempo; ma non saprei dire con certezza quanto vagai insensibile, trascinato dall’inerzia della vergogna, fino a quando mi risvegliai a metà, passando dal sonno al dormiveglia. Sentivo freddo, tanto come mai in vita mia, e mi sembrava di nuotare in una palude vischiosa. Il gelo era straziante e sarei impazzito completamente se la volontà degli Dèi non mi avesse salvato. Lanciai un urlo di dolore, anche se credo di non aver emesso alcun suono in quel momento, ma, proprio quando l’ultimo briciolo d’energia mi stava per abbandonare, vidi la luce: una stella accecante mi si parò davanti agli occhi, riscaldando all’istante ogni mia parte del corpo intorpidita, e l’urlo che si sfogava dalla mia bocca mutò in un ruggito assordante, così forte che mi capita ancora di avvertirne l’eco. E volai, turbinando nel cielo, ridendo come il folle più saggio: finalmente l’oblio che tanto cercavo mi avvolse, rendendomi ceco e sordo. Mi svegliai tra le braccia di quello che sarebbe diventato il mio maestro; mi guardava sorridendo con la sua bocca carnosa irta d’orecchini d’osso.
- Bentornato nel mondo che è, fratello. -
Disse.
- Il dito di Tromo ti ha accusato, toccandoti e punendoti delle tue colpe; ma tu sei sopravvissuto alla sua collera. Ora sei Armo, l’immortale, e paura più non potrai provare. -

05
Mar

Addio Gary Gygax

Gary Gygax

Gary Gygax

Une delle più grandi menti della seconda metà del 900 è partita ieri per la sua avventura extraplanare. Gary Gygax, padre del gioco di ruolo, signore delle grotte per eccellenza, ci ha lasciato all’età di 69 anni. Non servirebbe alcuna parola per commemorarlo; ma posso dire comunque che senza di lui, il mondo sarebbe diverso. Ha diffuso un’idea, e la sua devozione ha permesso a tutti noi non di conoscere un universo, ma di imparare a costruirli. Dedicò la sua vita a quest’idea, finendo sul lastrico pur di comunicare al mondo la sua scoperta. Si sa che ospitò regolarmente giocate di D&D fino a questo Gennaio. Per conoscere la sua storia, sul sito di uno dei più grandi ed esperti gamer italiani, Ciro Alessandro Sacco, vi è un resoconto accessibile a tutti che meglio spiega i sacrifici di questo grande uomo:
Storia di G. Gygax

Sul forum inoltre è partita una giocata libera collettiva, per commemorare la sua scomparsa; anche gli utenti non registrati potranno postare un messaggio senza doversi iscrivere al sito.
Link

Come ho già detto, ogni serata a giocare sugli amici, ogni singolo tiro di dado, ogni lettera scritta su siti internet e manuali di tutto il mondo sono merito suo e dedicate a lui in questo giorno. Grazie Gary.

22
Feb

Sfregi e delitti di una mente fragile ~ Parte I: Lo sport è l’essenza dell’evoluzione… Io infatti sono rimasta ameba

Siamo giunti alle ultime dure ore di lezione. Puoi già sentire in lontananza l’eco delle campanelle, quello scalpitio di grida, quello SPLATCH della povera sfigata rimasta sotto la calca delle persone.
Tutto sembra esserti vicino all’orecchio…
E INVECE NO!
Sono qui nella minuscola palestra, all’ odor di brodo della domenica pranzo, e senza nemmeno i cannolicchi, a prepararmi.
Al di fuori di quella porta si prospetta quale sarà il mio destino: uno scontro epico contro i watussi della pallavolo.
E io, piccola nana da giardino con gli zoccoli olandesi, mi sto preparando psicologicamente allo scontro del secolo.
Ma tengo a illustrarvi meglio quelle che sono le mie compagne di viaggio: alla mia sinistra la giovane Didy, la regina del “Mi piego come una sedia ma torno sempre”. Capace di srotolarsi a piacimento nonchè l’unica delle eroine ad avere le braccia più lunghe tra noi.
Ama inzuppare le patatine nella pepsi e l’unica cosa che odia sono le inturrozioni quando guarda Uomini e donne.
Alla mia seconda sinistra la mitica Stewie,la sorella del cugino Itt. Chiamata svariate volte per la pubblicità pantene tutti sognano di avere il suo balsamo.
Ama gli occhiali coatti più grandi della faccia e odia i capelli a gallo del Ricky ( dopo scoprirete di chi parlo).
Alla mia destra la mitica e minuscola amorevole Annuzz! La pronuncia del suo nome è dovuta dalla sua provenienza da Naple city, e la sua sfrenata passione per Gigi d’Alessio l’hanno portata adun indebolimento sia fisico che morale della lingua italianesca.
Ama le lunghe collane di perla finta che arrivano fino ai piedi e odia chi non porta il fondotinta che non sia esclusivamente DEBORAH N°28!!
Alla mia seconda destra, invece, l’unico essere umano di sesso maschile che non ha NE testosterone NE peli Ne un qualsiasi dettaglio di un ipotetica immagine MASCHIA, ma gli attribuiamo questa piuttosto che un immagine LONTANEAMENTE Femminile.
Vi presentiamo Ricky ricchio, e del suo ciuffo gallesco con problemi d’indentià.
Ama ripetere “che palle” anche se sta avendo il più grande divertimento della sua breve vita e odia qualsiasi parvenza di cultura generale.
E infine io: 16 anni portati malissimo, tant’è che mi dicono che ne ho 30, braccia ormai afflosciate dalla forza di gravità, che per me stranamente è più potente ( dovuto forse anche dall’eccessivo peso mammario), gambe a zampogna e caviglie e polsi deboli.
In poche parole: l’ercolino sempre in piedi dei vostri sogni!! se avete delle fucilate da fare puntate ME! (manco mi pagano per tutto ciò…dico io che sfiga)
Le porte si spalancano, il brodo si espande e tutta un tratto mi chiedo se non è a causa delle mie ascelle.
Annuso. No. Io so di broccoletti.
Passiamo in mezzo ai giocatori avversari: sono alti, davvero tanto, e la maggior parte uomini dalle braccia robuste e le gambe atletiche ( e in quel momento Ricky è rabbrividito di fronte ai loro peli dall’aspetto maschio). Ci fissano come se fossimo un piatto di wurstel: pronti a essere inzuppati nel rosso sangue del mare Ketcuhp e poi masticati e ridotti a bolo.
Tutta un tratto rimpiango le mie origini scimmiesche, di quando ci spulciavamo allegramente gli uni con gi altri e ci fissavamo tutto il giorno negli occhi.
Ognuno dei miei nemici ha la tenuta e io fisso la mia: pantaloni da banacarella taglia 50 ( perchè larghi è meglio, ti fanno illudere che sei dimagrita) 10 euro ( lo ammetto un affare) magliettazza degli slipknot molto genere “sono una cazzona che ascolta merdetal e ne vado fiera”,scarpe più simili a ciocie, capelli legati in un groviglio di paglia e sudore e trucco nero degli occhi colato fino ai lobi dell’orecchio.
Il tutto con un alone di puzzifera realtà che mi fa vergognare delle mie ghiandole sudorifere.
Cominciamo malissimo.
Prendo posizione, cerco di rallegrare la squadra, fallendo miseramente con le mie battute di pirito.
Sento lentamente la tensione che cresce, molleggio le gambe ( anche se uno scricchiolio mi informa che una mano d’olio non me la leva nessuno) e metto le mani a pagnotta.
Non essendo giocatrice profesionista mi trovo alla seconda fila centrale, in poche parole la giocatrice che pija le batoste.
Ecco arriva il nemico: il bestione di colore dall’apertura di braccio da quattro chilometri.
“PALLA!” Tutt’a un tratto il panico è arrivato come un’ondata quando noto che la palla veniva verso di me. In una frazione di secondo sento i miei neuroni urlarmi” SCAAAPPAAAAAAAAAAAAAAAA!”
A qualche centimetro dalla mia faccia mi abbasso di colpo, facendo sbattere la palla sulla vetrata alle mie spalle.
“Punto!”
Mi rialzo e guardo il vetro: era tutto incrinato e la palla era ancora carica di energia, mentre rimbalzava per il campo.
Mi scappa un urlo da gallina, pensando a quello che sarebbe successo se avesse colpito la mia faccia.
La mia squadra è pietrificata. Avremo pure fatto punto, ma questi sono ossi duri e i loro sguardi omicidi mi dicono una cosa sola: “sono ancora più incazzati di prima”.
….

Passano pochi minuti che ci ritroviamo in un punteggio di 18-7. Non chiedetemi come abbiamo fatto, sarà perchè scappo alla palla, sarà che Didy si è spezzata a metà e ora sembra una sdraio e la piccola Annuzz è rimasta incastrata al muro dopo che una pallonata le è arrivata in pieno stomaco.
Tutta un tratto comincio a capire: ci vogliono distruggere, non vincere.
Conscia di questo rinvigorisco la squadra con una di quelle frasi scontate, ma hanno quasi il volto gonfio di lacrime per i colpi, e le braccia arrossate dalle pallonate. Siamo un branco di micietti di fronte a delle pantere di venti metri e la paura ci percuote.
Il prof si segna tutti gli errori e mi sento in dovere di fare qualcosa. Sono lo spirito della squadra DEVO fare qualcosa.
“PALLA!” grida una ragazza avversaria, con la tutina rosa shokking che mi abbaglia alla luce del sole.
MI giro per vedere la traiettoria, Ricky colpisce e la alza…E MIA!!!
Salto per la schiacciata, prendo il balzo e la forza necessarian per colpirla: un momento di gloria che non ripagherei mai.
La colpisco con il palmo e la rimando addosso al ragazzo di venti chilometri che aveva spaccato il vetro che, non aspettandosi una reazione, lascia che la palla cada a terra.
“PUNTO!”
Grido un “Ficcate o in de o culo” scendendo dal balzo d’antilope.
In un momento lo sguardo delle mie compagne sembrano colmi di speranza: siamo rotte, stanche, spossate e siamo sotto di dieci punti. Possiamo farcela. Io ci credo possiamo farcela.

FALLITE! SIAMO DELLE FALLITE!
Abbiamo perso. Clamorosamente perso. Dannazione se solo ripenso a come, tornano le lacrime.
Ero lì in battuta, erano a venti e noi a 18 avevamo tutte le carte per vincere. Dio mio se solo non mi fossi messa a pensare a Chuck norris a quest’ora noi…
Beh ho battuta la palla con la sicurezza di un leone quando ha davanti una zebra mezza sciancata, sicura che non l’avrebbero presa.
Dopo averla toccata, ebbi il tempo di perdermi in qualche pensiero sconclusionato” ma i pistilli sono dei dolci? come fanno a Ikea a creare così tanti mobili in così poco tempo? e come mai i calzini mi si arrotolano perennemente sotto le scarpe?”
Non ebbi il tempo di rispondermi che il solito omone di colore rimanda indietro la palla ed era mia, tutta mia. Ero ancora fuori dal campo e ho calcolato i tempi.
Se avessi corso non sarei mai arrivata in tempo per prenderla.
Così mi balena l’idea. Era come vivere in un rallenty: il mio volto contorto da chi non gliela vuole dare vinta, le braccia che accompagnano il corpo, mi do lo slanco e inizia la mia scivolata di potenza. Sembro una dea del rock mentre scivolo pronta per prenderla, calcolando l’esatto momento in cui la palla avrebbe colpito me.
Arriva. Ero pronta se non che Il ricky ricchio, che era di fronte a me, stava indietreggiando pensando che non sarei riuscita a prenderla.
Urlo un NUOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO! cavernicolo, continuando a scivolare e prendendo per le ginocchia il povero Ricky, balzato in aria come un personaggio che solo disney potrebbe descrivere meglio, facendo cadere la palla a un passo dalla mia capoccia, lasciando che io continuassi a scviolare per poi arrivare oltre la rete e il campo avversario.
So già quello che sarebbe successo.
Suona il fischio. Partita conclusa, più ammonizione per intrusione di campo.
Dò un pugno al pavimento, mentre la palla ancora rimbalza e con essa gli sguardi delle mie compagne.
Non oso guardarle. SOno una fallita.
Mi alzo da terra e il campo mi gira ancora intorno. Gira insieme all’odore nauseabondo, al sudore che mi pervadeva, ai capelli incollati in una coda, ai calzini arrotolati, ai broccoli fritti.
Mi volto come un eroe, apro le porte dello spogliatotio e lascio che le grida d’entusiasmo degli avversari riempano le kmie orecchie.
La mia classe attende notizie, io non so dargliele. Abbozzo un sorriso e mi lascio cadere nell’angolo colmo di polvere.Suona la campanella e tutti si apprestano ad uscire.
La mia groupie Kiwu mi cinge con il braccio e mi accompagna fuori, dove ormai la palestra è vuota e ci sono io,la palla e il brodo.
“andiamo”
Mi dice la mia amata, senza aggiungere altro.
Io fisso la palla e la prendo tra le mani.
La rabbia mi scorre tutta e la faccio rimbalzare, con tutta la forza che avevo, in terra.
Mi volto senza nemmeno accorgermi che la palla era entrata nel canestro, ma in me non sorge alcuna speranza sportiva. Lascio il campo, conscia di non avere più forze.
Me l’aveva detto sempre mia nonna che dovevo fare la commercialista.

Ricky sta ancora morto sul campo. Domani lo ritroveremo nel secchione dei rifiuti dei bidelli. Ma questa è un’altra storia.

20
Feb

S di Sorro ~ Report #1: Beta-Testing

La giocata inizia nel migliore dei modi: il Fata Morgana, pub scoperto per puro caso a San Lorenzo, pieno zeppo di giochi da tavolo e anche qualche role-play (c’è pure la mitica scatola rossa e 68!!!) è la rivelazione dell’anno. Siamo gli unici clienti di tutta la giornata come poi abbiamo potuto verificare e la birra è eccellente (spina a scelta tra Menabrea e una belga con zenzero), soprattutto se affiancata a tiramisù, piadine con nutella e salatini originali. Ci sediamo e il cazzeggio diventa una sorta di entità tangibile che volteggia sui nostri zigomi inducendoci alla risata ogni qualche secondo.

Veniamo ai Personaggi:

B. B. B.

– che potrebbe essere qualsiasi cosa. Ogni tanto uscivano quindi frasi plausibili che potevano accordarsi con BBB: Biker Busters da Barte, Bye Bye Baby, Black Bomb Bringers, Banda Bassotti Bitgeneration e via dicendo. Sono soliti spostarsi in formazione acrobatica tramite la BBBMobile (la bici di Centaurus).

Centaurus

Giocatore: Daniele “Withif”
Origini: sentendosi figo con la bici, poco c’era da fare.
Armi: BMX
Motto: romba mia puledrina!
Simbolo: ruota di moto fiammeggiante
Costume: interamente in pelle borchiata stile centauro dark
Tratti:
• Cazzottone 3
• BMX 3
• Biciclettatore 3
• Sguardo fico 2
• Acrobazia con bici 2
• Riparare bici 2
• Lanciare bici 2
• Roteare bici 2

Black Shift

Giocatore: Valerio “Ciriola”
Origini: revenge of the nerds!
Armi: tastiera senza il tasto Shift
Motto: [b]sono figo[/b]!
Simbolo: tastiera senza tasto Shift su scudetto con V della vittoria
Costume: tastiera come pettorali, monitor sull’addome e mouse porta-pacco, pedalini alti e pantofoline di peluche, pigiama, corona di prese USB
Tratti:
• Tastiera 4
• Orgoglio Nerd 4
• Orribili brufoli 3
• Atteggione 3
• Somma pena 2
• Equipaggiamento tecnologico 2

Thunder

Giocatore: Alessandro “Hasimir”
Origini: è stato all’oktoberfest
Armi: rutti iper-sonici
Motto: bionda per sempre!
Simbolo: pinta squarciata da una folgore
Costume: tirolese/alpino con baffoni biondi finti
Tratti:
• Un rutto per la vittoria 5
• Sguardo vaquo 3
• Barcollo ma non mollo 3
• Finto tedesco 2
• Sbotto schiumato 2
• Omniboccale 2
• Pubologia 2

Muzzled Horse

Giocatore: Arturo “ART”
Origini: prescelto da un dio filippino come profeta per compiere il suo fato
Armi: mani nude
Motto: wakawakawivalamoka!
Simbolo: il tatuaggio costava troppo
Costume: nudo con testa di cavallo morto come maschera che mima le espressioni facciali
Tratti:
• Wakamatsukoji 5
• Morso del cavallo sacro bite de la cruz 4
• Nudità 3
• Inscenare processioni religiose filippine 2

I nostri sconfiggono una banda (due…) di suore magonghe ultras della squadra locale di lotta con sopracciglia, i Gari detti Baldi, per poi essere ingaggiati da un enigmatico professor Sphinter che li induce a difendere un pezzo di Gargaronio dalle grinfie del malvagio Dottor Bustino. Festeggiando l’ingaggio in un locale molto poco chic, incontrano un relitto nazista vestito da SS che si fa chiamare Okapi e li minaccia di morte se oseranno intralciare i piani del cattivone ora nemico della B. B. B. Il giorno dopo, nel “laboratorio scientifico” molto simile ad un’autofficina in disuso di Sphinter (che asserisce di avere le gambe paralizzate e quindi è costretto a girare su monociclo) apprendono che il Gargaronio è un tubero metallico estrapolato da un meteorite, conservato in un acquario di pesci (presentati come carnovori) e studiato da un’Intelligente Artificiale molto poco cortese e dall’aspetto di un Commodore 64. Manco a dirlo, appena il prof. si dilegua ecco presentarsi Bustino nel suo vestito da Frank’n’Furter con i rotoli di lardo che strabordano, circondato da Hare Krishna famelici suoi succubi. La lotta è terribile, i nostri hanno la meglio pur riportando qualche ferita. Il tubero è però scomparso, e l’atteggiamento di Thunder, che con un’ultima mossa ha coperto la fuga del cattivo tramite la schiuma da birra, è molto sospetto. Ma quando tutto sembra perduto, appare dal nulla Muzzled Horse, che entra subito in squadra grazie alla sua capacità di utilizzare il pene come bussola concettuale (si erige nella direzione giusta da seguire).

Gli aggiornamenti posti al regolamento dopo questa esperienza più che positiva, sia in campo di divertimento sia per lo sviluppo del gioco:
classificati il movente, il background e tutto ciò che descrive il passato del Personaggio come Origini
data la possibilità di inserire i Tratti durante il gioco, lasciandosi punti all’inizio
inserite le azioni non rilevanti come voce fuori campo o didascalia nelle scene d’azione
eliminato (per ora) il sistema dell’Eroismo
stabilito il sistema a colpi di scena
aggiunte e definite le meccaniche per le azioni in contrapposizione ad altri personaggi e la Sfiducia derivante dagli attacchi (fisici e morali)
ideato lo sviluppo del gioco su tre livelli differenti in base alle esigenze: 1) comico demenziale non-sense, 2) umoristico intellettuale e citazionista, 3) introspettivo e profondo

14
Feb

L’Adam #5 ~ Le origini del mito

L’Adam #5 ~ Le origini del mito
Questo comic comincia ad avere un significato fin troppo esplicito. Ciò è sbagliato: così non sembra che mi invento ogni vignetta man mano che la disegno. Dal prossimo numero prometto di farlo molto, molto più assurdo.

13
Feb

L’Adam #4 ~ Le origini del mito

L’Adam #4 ~ Le origini del mito

Ed ecco il quarto episodio. Torno alla scrittura “a mano”, divido le vignette più correttamente in una gabbia più ordinata. Come vedete, Cris è ormai il co-protagonista (o almeno, sarà un personaggio ricorrente). Ovviamente, anche qui l’ultima vignetta è pregna di suspence… Notare l’errore di ortografia in “distubare”.

Alcuni commenti che cominciano ad arrivarmi sulle prime puntate:

Adam dice: (12:45:19)
e dimmi che ne pensi °L°
[c=63]*+BrEaThLeSS MaHoNeY*+*[/c] dice: (12:49:0 8)
AUTOCELEBRATIVO
[c=63]*+BrEaThLeSS MaHoNeY*+*[/c] dice: (12:49:12)
mi piaceghgh
Adam dice: (12:49:20)
ahah vero XD ma io non sono autocelebrativo… è che mi disegno così °L°

Nicola: in virtute come in canoscenza null’altra scenza vale se non l’amor che tutto puote dice: (15:48:27)
carina davvero, ma la chiesa nn te lo perdonerà

12
Feb

L’Adam #3 ~ Le origini del mito

L’Adam #3 ~ Le origini del mito

Visto il grande successo che L’Adam sta riscuotendo tra gli ancora pochi utenti del Blog, ho deciso di metterci più impegno e prenderlo il meno seriamente possibile. Come un qualsiasi essere senziente più intelligente di un macaco potrebbe facilmente intuire, ho fissato correttamente una dimensione di pagina che agevoli la lettura (metà di A4) e ho ceduto alla scrittura completamente digitale. Era davvero illeggibile prima. Colgo l’occasione per spoilerare il fatto che Cris sarà un personaggio ricorrente, quantunque non stabilisco mai la sceneggiatura di una pagina, ma procedo per vignetta in vignetta. Beh, buona lettura!

11
Feb

L’Adam #2 ~ Le origini del mito

L’Adam #2

11
Feb

L’Adam #1 ~ Le origini del mito

L’Adam #1