
Let The Right One In
Cazzo, è un film meraviglioso. Un horror spettacolare. Un’esperienza mistica. Avete presente i vampiri? Ecco, questo film a Bela Lugosi gli fa un culo tanto, povero. E si, anche se si contestualizzano entrambe le opere: Dracula è dello stesso anno di Luci della Città, porca miseria, Lasciami Entrare è davvero soverchiato dalla malvagità di Twilight—capite, Twilight?!—eppure, c’è. Nello scrivere una recensione per questo capolavoro assoluto, mi vengono solo onomatopee di giubilo. Cioè, come si deve essere sentito uno che, uscito dalla prima di Arancia Meccanica, ha detto «cazzo, so ricorderò questo giorno per sempre e che tra vent’anni ancora ne parlerò»? Probabilmente non come me. Perché quando usciva Arancia Meccanica, ci si aspettavano capolavori del genere. Adesso, la gente dirà, tra qualche decennio, «io c’ero!», riferendosi a 300. Come potevo aspettarmi che entrando in quel cinema, su spassionato invito di un amico annoiato, una domenica pomeriggio, dopo le fettuccine al ragù fatte a mano dalla zia, con l’impegno per il giorno dopo di vedere la decadenza di Jim Carrey in Yesman, mi sarei immerso in una sfera di sensazioni sensazionali? Calcolate che l’ho visto già due volte al cinema. Forse, se non lo tolgono, ci rivado la prossima settimana.
Attenzione: dato che io non mi leggo NULLA, né una recensione né un’opinione, né vedo alcun tipo di trailer quando ho la percezione di stare per vedere un bel film, per me tutto ciò che lo descrive anche minimamente è spoiler. Ok, io già sapevo che ruotava intorno alla figura del vampiro, e più di questo infatti non ho detto. Ma da adesso in poi, seguendo la mia concezione di spoiler, sappiate che questo post ne sarà zuppo fradicio.
Allora, il film è di uno squisito gusto nordico che più nordico non si può. Pieno di silenzi, calma, lentezza—ma anche inesorabilità. Insomma, è deliziosamente Zen. Tutti si aspettavano il finale, ma io non ci ho dormito per la penultima scena. Allo stesso tempo, è di un horror degno di Shining. Così criptico, così angosciante, terrorizzante.
Ok, ripeto, partiamo dal finale che è meglio. «Parti sempre dalla fine», diceva un saggio tibetano. Uno molto poco conosciuto. Dicevo, quei due piedi nella piscina. Vacca baldracca, me li sono sognati, mi sono dovuto leggere tre raccolte complete di Nilus per riuscire a tranquillizzarmi e non prima delle 6 di mattina. Quei due piedi sono la cosa più paurosa, più horror che io abbia mai visto. La testa, il braccio mozzato, servono solo a smorzare la tensione con qualcosa di esplicito e comico. Ma quello che ti puoi immaginare faccia Eli al padrone dei due piedi, beh, solo i tuoi incubi peggiori te lo possono dire. E le urla ovattate dall’acqua nella piscina. La prima volta che l’ho visto sono rimasto a bocca aperta, completamente paralizzato dalla paura.
Riprendiamo con l’ambiente. Innanzi tutto, è completamente bianco. Fuori c’è solo neve, piatta e senza alcun tipo di ombra che possa definire una forma, se non gli alberi (una fotografia spettacolare quegli alberi!). Dentro, ancora peggio. I muri bianchi da ospedale, le finestre bianche, il tetto bianco… tutto ordinatissimo, pulitissimo e pieno di luce. Cioè, già così va oltre il mero incubo. È una dimensione parallela che conduce inevitabilmente alla follia. È una spirale senza spire, un abisso senza ombra. Non lascia alcuno spazio all’immaginazione, al contrario del buio, ma non è nemmeno creativo: è tutto uguale, è tutta una prigione, un blocco di marmo dentro al quale non puoi muoverti. Dove solitamente in un horror si punta sulle tenebre, qui il bianco ne fa le veci, diecimila volte più forte. Ogni personaggio vive intrappolato nel proprio calco di gesso. E questo, è appurato.
E ora, i veri mostri del film, i cattivi che più cattivi non si può. Prima gli alcolizzati. No sono tremendi. Lacke mi faceva una paura mista a schifo che altro che The Ring e compagnia bella. Così animale, umido, lo sguardo vacuo. Uno zombi in piena regola. La moglie, non ne parliamo. Ma lei è donna, si può salvare, e muore alla luce del sole, grazie ad Eli. I fuchi (per niente fichi), invece, sono tutti condannati alle torture della convivenza con sé stessi, tranne quel deficiente di non-mi-ricordo-come-si-chiama che viene ammazzato sotto il ponte, ma insomma, nessuno se l’è mai cacato di pezza. E fin qui, abbiamo uno scorcio sul lato più umano delle mostruosità della periferia di Stoccolma negli anni ‘80, anche se non credo che qualsiasi periferia attuale sia molto diversa. Poi, si passa al male puro.
Connie. Allora, Connie è un demone vero e proprio. È uno spirito malvagio. Ha i suoi due schiavetti, e alla fine evoca il demonio più cattivo di tutti, il fratellone. No, il bullismo è un affare troppo brutto per parlarne. Mai subito, semmai ingenuamente operato—nei limiti della presa in giro, povero Simone, alle medie, era così gracile e sciocco, che alle volte mi sentivo quasi in dovere di proteggerlo, quando non ero io a dargli fastidio; ma quando si parla di questi livelli, tutto crolla. No, non c’è nulla di più malvagio di Connie. Nessun cattivo da film o da fumetto potrà mai raggiungere il suo sadismo. Insomma, da quando viene riconosciuto come il cattivo, tutti, in sala, hanno capito che, entro la fine, avrebbe fatto una fine così orrenda, ma così orrenda, che doveva essere davvero troppo malvagio.
Vogliamo parlare degli altri adulti che non rientrano nel caos infernale? Mi spiace, non ce n’è uno. La madre di Oskar è da massacrare con gaudio. Guarda la tv da sola… ma fatti una vita, sorella! Leggi un libro, deficiente, che tuo figlio ti ha sorpassato da un pezzo. Il padre? Porello, mi ha fatto una pena. Ma secondo voi, è frocio, o quel tipo ambiguo con cui si sbronza è solo un pezzente a cui deve dei soldi? Il fatto che siano separati, d’altronde, non fornisce alcuna spiegazione. Divorzio, e figlio psicopatico. Che faccio, mi metto a cantare contro i divorzi? No, conosco troppe persone in quello stato, me ne vorrebbero. Chi altri c’è? Ah, si, il prete. Cioè, non è un prete, certo, però l’aspetto ce l’ha, la flemma pure, ed è talmente pieno di gatti che non può che essere un fratacchione. Ma anche quello è un topolino cieco che verrà divorato, prima o poi, dai suoi stessi felini. Vogliamo parlare del servo di Eli? In realtà, è la proiezione futura del destino di Oskar. Quindi poco c’è da dire. Lui la ama da quando è infante, lei è un’eterna dodicenne non-morta, hanno fatto un patto e si sostituirà a lei per un po’ nell’ammazzare persone. Succede, coi vampiri buoni—e i vampiri buoni non vanno a succhiare gli animali, teste di cazzo che non siete altro.
Ma ora, la parte difficile. No, è impossibile. Come si può prendere ti decifrare in qualsivoglia maniera due personaggi del calibro di Oskar ed Eli? Allora, lui è efebico, è un angelo. È pazzo da legare, avrebbe bisogno di una decina di psicologi. Prende il bastone, un cazzo fallo pisello (tanto per chiarire i simbolismi) enorme, lasciato in eredità dal suo predecessore, una spada sacra, e ci sfracchia l’orecchio al demone Connie quando questi gli stava per dare il colpo di grazia. Scena comicissima, Connie che urla mentre urlano le bambine che hanno trovato il morto, il quale si trova in una posizione ancora più comica. Per non parlare del coltello, che d’altronde però non usa mai, e anzi, gli porta solo pasticci, e in fondo, come direbbe Freud, non è altro che icona della masturbazione, per come viene esposto nel film. Cioè, un bambino così potevano trovarlo solo in Svezia. E il primo che accusa qualcuno di pedofilia gli stacco le palle a morsi. E poi le stacco anche ad un pedofilo di passaggio, così, tanto per equilibrare. Insomma, lui è la luce, è la giustezza, la salvezza, la grazia, è tutto, e diventerà un vecchio che si distrugge il volto—il volto, capite?!—per non far risalire la propria identità al suo amore, e infine si sacrificherà, al colmo dell’estasi, per lei. È un ciclo, una ruota, è ovvio che il servo non è altro che, come ho già detto, la proiezione futura di Oskar.
Ora, Eli. Lei è ancora più tosta. Ogni volta che ci penso, a lei, sento un impulso di adrenalina ed una scossa di terrore. Quando compare, in camicetta, in piedi sulle giostre, mentre nevica, già hai capito che si ameranno da quel momento per sempre e che lei è una vampira coi controcoglioni—ohè, io c’ho un cubo di Rubik qui, a 10cm, mica sono mai riuscito a farlo! Poi che dire. È agonizzante. È atroce. È mora. Nessuno potrebbe mai immedesimarsi in lei. No, se qualcuno ci riuscisse, verrebbe distrutto dalla vagonata di emozioni terrificanti. Per fortuna che alle due tre si esibisce in acrobazie sovrannaturali che spezzano l’orrore—ma sono così nascoste, così veloci, che rimane sempre quel filetto attaccato pronto a tirare tutta la baracca, pronto a farti dare tante martellate in testa quante mai in vita tua. No, dai, ha degli occhi assurdi. Nella penultima scena, quando vedi solo i suoi occhi, non ce la puoi fare. Io non ce l’ho fatta. Chi era con me non ce l’ha fatta. La prima volta avevo le gambe così molli, alla fine del film, che non mi reggevo in piedi ed ho dovuto usare la scusa del «vediamoci tutti i titoli di coda, in rispetto a chi ha creato il film dietro le quinte» per sedermi e recuperare un po’ le energie. Un’altra cosa: uno dei film più romantici sui vampiri, eppure, l’atto in sé del vampirismo, non ha nulla di romantico. Quando lei succhia qualcuno, lo sbrana in tutto e per tutto, si sentono dei rumori atroci, sangue che schizza ovunque, su di lei e sui muri. E quando ha finito di nutrirsi, è disperata e piange. Porca vacca.
Un accademico, o comunque un conoscitore di cinema, potrebbe anche parlare della sceneggiatura, eccezionalmente essenziale, vera, realistica, palpabile, ma soprattutto, dei cambi di stile di regia. Sì, io me ne sono accorto, ma non riesco a concretizzarli. Basta avere un occhio attento però. Ogni tot, cambia genere, come se fosse un altro film di un’altra epoca, rimanendo comunque straordinariamente coerente. Purtroppo però non ho mai studiato cinema, se non relativamente al fumetto ed alle inquadrature, quindi non saprei dire con precisione come e perché. So solo che è una ficata.
Allora, ragazzi. Io sono distrutto. Scrivere di questo film è stato faticoso quasi quanto vederlo di nuovo. Dovete correre, dovete andare al cinema prima che terminino di proiettarlo, che figurarsi qui a Roma lo fanno in soli 3 cinemi e forse domani, venerdì, già lo spazzano via, maledetti stronzi che non si filano gli indipendenti. Io ora mi leggo il libro. Prima devo finire un paio di tomi, ma me lo leggerò sicuramente, poi magari faccio anche un altro post dove tento di riorganizzare le idee.
Ora, chiunque abbia qualcosa da dire, spari pure nei commenti, che ho fatto questa sorta di recensione colloquiale proprio perché a me, del film, interessa parlarne. Lancio uno spunto là: il sangue, nel film, che cos’è? Non cazzarate, lo so cos’è per i vampiri, intendo, che sviluppi porta alla complessità del film la comparsa del sangue? Io non ne ho la più pallida idea, ma so che c’è qualcosa dietro che mi sfugge.